La scuola dell’obbligo

di Monica Bolzoni

Nell’intervento pedagogico che deve animare la scuola dei bambini con la Sindrome di Down, sono loro che indicano la strada da seguire. Ogni persona con Trisomia 21 deve essere pertanto considerata unica, come unica è la famiglia e credo che questo sia il convincimento che deve avere il pedagogo per agevolare gli apprendimenti e l’inclusione scolastica,  pur mantenendo il rigore di ciò che va fatto. Andrea ha 10 anni e frequenta la scuola primaria in provincia di Bergamo e, mi dice “Ho scoperto di avere la sindrome di Down, ho un cromosoma in più, ma non sono preoccupato: la mia Anima non ce l’ha.”  La frase di Andrea costringe tutti noi, che lavoriamo con e per questi bambini, ad operare tenendo in mente ampi orizzonti per offrire percorsi educativi alla loro altezza. Accompagnarli con le loro famiglia nel progetto di inclusione scolastica significa innanzitutto incontrare il bambino Andrea, rispettando la sua Anima che ne permea tutta la vita e solo in un secondo tempo riflettere sulla sindrome di Down come categoria diagnostica che lo riguarda.

Questo rispetto chiede di avvicinarlo:

  • offrendo una attenzione capace di sollecitarlo nello sviluppo delle abilità cognitive, affettive e sociali, per favorire l’integrazione, l’apprendimento e l’autonomia sin dalla scuola dell’infanzia;
  • sapendo coniugare progetti medico-riabilitativi utili per la salute e percorsi di abilitazione per il saper essere e saper fare, presenti nonostante le fragilità, ma raramente accessibili senza una sollecitazione da parte degli specialisti (terapisti della neuropsicomotricità, logopedisti, pedagogisti ecc…);
  • personalizzando e semplificando, ogni volta in modo diverso per ogni bambino che è unico, nonostante appartenga ad una certa categoria diagnostica, percorsi didattici e di apprendimento necessari per imparare ad incontrare e utilizzare il mondo.

I progetti di inclusione scolastica, in AGPD, nascono pertanto dalla consapevolezza che un buon confronto con i docenti, i genitori, gli specialisti di riferimento della famiglia, l’èquipe del territorio, permettano alle persone con sindrome di Down di compiere percorsi didattico-educativi soddisfacenti per l’evoluzione personale e, nel lungo periodo, per una buona inclusione sociale.

Autenticità, rigore, progettazione, lavoro di rete: tutti sono chiamati a stare in ascolto per individuare punti di contatto e distanze reciproche, per giungere ad un progetto capace di rispondere ai bisogni evolutivi dell’alunno, con coerenza e rispetto del suo contesto di appartenenza.

Solo così si legge oltre al bambino e ai suoi limiti; solo così abbiamo la possibilità di interrogare la sua “Anima”: con delicatezza, con gentilezza amorevole, proprio come ci chiedono tutti i bambini.

L’incontro con la scuola necessita di un lavoro di pazienza costante, connotato dalla richiesta di: osservazioni sistematiche; conoscenze dei quadri clinici di riferimento ; strutturazione e organizzazione della documentazione; padronanza di strategie didattiche e consapevolezza degli strumenti e delle tecniche educative più appropriate.

All’interno di questa complessità, tra riflessioni e prassi, diviene indispensabile la capacità di rendere fluide le comunicazioni per accordare le diverse istanze in gioco. Il lavoro dell’associazione vede lo specifico del proprio impegno nel suo programma di monitoraggio e sorveglianza relativa al piano educativo individualizzato e nella regia di tutti gli interventi in atto, per garantire che ciascuna tessera del mosaico sia accessibile al momento opportuno.

L’intervento sulla condivisone dei linguaggi: quello clinico, quello pedagogico – educativo, quello burocratico, è una via necessaria per costruire e dare ordine a quella complessità di elementi che tendono a rimanere come carte disordinate in qualche archivio, proprio come succede all’alunno con disabilità quando non è presente uno sguardo competente e capace di illuminare la sua specifica bellezza e la possibilità di conquista del mondo. Solo così l’intervento pedagogico, può offrire un supporto alla famiglia e alla scuola come mediazione tra potenzialità, limiti e risorse in gioco, sia relative all’alunno con sindrome di Down, sia relative all’intero contesto scolastico: come se alunno e scuola, nelle rispettive difficoltà, chiedessero aiuto per tornare a scoprire la loro ragion d’Essere.

I bambini ci guidano, ci raccontano di sé attraverso il gioco, attraverso la scrittura, la lettura, la risoluzione di problemi e lo sviluppo di una creatività che spesso va oltre le nostre possibilità di ascolto e attenzione.

In venti anni di lavoro accanto ai bambini e ragazzi di AGPD, nonostante abbia ricevuto molto, non ho ancora imparato la forza, la resistenza, la costanza, come quella di Andrea che in ogni giorno cerca di esprimere nella propria realtà, per scoprire  e raccontare il colore brillante della Sua Anima.